Un mondo di plastica – Parte 1

Fatti e numeri per comprendere le proporzioni di un disastro annunciato

Litorale Tirrenico di Messina, Luglio 2017

Sebbene la produzione massiva di plastica ad uso non militare risalga agli anni ’50, in un recente report della Ellen MacArthur Foundation si stima che la produzione globale sia già aumentata di venti volte rispetto al 1964, raggiungendo un totale di 311 milioni di tonnellate metriche annue nel 2014: un peso equivalente a più di 900 volte l’Empire State Building. La fetta più grande di questa produzione (il 26%) è destinata al mercato del packaging: 78 milioni di tonnellate. Ai ritmi correnti, da qui al 2050, questa cifra quadruplicherà fino a raggiungere le 318 milioni di tonnellate annue. Secondo dati pubblicati dal Guardian nel mondo si vendono un milione di bottiglie di plastica al minuto ed entro il 2021 questa cifra aumenterà del 20%. Soltanto nel 2016 si stima ne siano state vendute oltre 480 miliardi, 180 miliardi in più rispetto a dieci anni addietro ( saranno oltre 580 miliardi nel 2021).


Grafica: UNEP CleanSeas

La maggior parte dei monomeri utilizzati per produrre plastica derivano dagli idrocarburi e nessuno di essi è biodegradabile. L’unico modo di evitarne l’accumulo in natura è la distruzione per combustione o pirolisi. Sebbene la maggior parte dei polimeri utilizzati, ad esempio, nella produzione delle bottiglie, sia riciclabile, l’aumento dei consumi sta mettendo in crisi gli schemi di gestione dei rifiuti, i quali semplicemente non riescono a tenere il passo. Solo il 14% della plastica viene differenziata e soltanto il 5% effettivamente riciclata (il 7% considerando il PET, il polimero maggiormente utilizzato nella produzione di bottiglie). Generalmente, inoltre, il riciclaggio ritarda, piuttosto che scongiurare, la trasformazione di un oggetto di plastica in rifiuto, oltre a generare, per contaminazione e mescolanza di polimeri, plastiche secondarie di valore scarso o nullo. Il grafico qui in basso illustra infatti come nel 2015 appena il 2% della plastica vergine per packaging sia stata riciclata dando vita ad un materiale di qualità uguale o simile. Nella maggior parte dei casi, la plastica prodotta da plastica riciclata non è idonea per essere riciclata una seconda volta. Secondo il report MacArthur, attualmente il 40% della produzione globale di plastica è destinato alle discariche ed addirittura il 32% non viene raccolto e va disperso in ambiente.

Ai dati della MacArthur Foundation si aggiungono quelli pubblicati di recente su Science Advances secondo i quali, su un totale di 8.300 milioni di tonnellate metriche di rifiuti di plastica accumulati dal 1950 al 2015, solo il 9% è stato riciclato, il 12% incenerito ed il 79% (ossia oltre 4.900 milioni di tonnellate metriche, come nel grafico qui sotto) accumulato in discarica o disperso nell’ambiente. La destinazione finale per buona parte della plastica che non viene raccolta né riciclata sono gli oceani. Secondo uno studio pubblicato su Science vi è già traccia di detriti di plastica in ogni bacino oceanico del pianeta, i quali risultano già, di conseguenza, permanentemente contaminati. Soltanto nel 2010 si stima che la quantità di plastica riversatasi negli oceani si aggiri tra le 4 e le 12 milioni di tonnellate metriche e la contaminazione di ecosistemi terrestri e corsi d’acqua è documentata in maniera crescente. Non a caso, lo scorso Febbraio le Nazioni Unite hanno lanciato la campagna CleanSeas, sulla scia dello sconcertante dato secondo il quale, di questo passo, nel 2050 ci sarà più plastica che biomassa nei mari.


Ciclo di vita di resine polimeriche, fibre sintetiche e additivi nel mondo dal 1950 al 2015, in milioni di tonnellate metriche. Geyer et al. (2017)

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