Trovare il tempo per la felicità

Messina, il Dalai Lama e le opportunità perdute.

Il Dalai Lama all’uscita del teatro Vittorio Emanuele di Messina

Quando io e Marco Crupi abbiamo costituito Meaningful Travels, ho voluto fare riferimento ad un film di Woody Allen in cui l’attore Larry David impersona un attempato ex professore di meccanica quantistica alla Columbia University di New York, Boris Yelnikoff, candidato al Nobel per la Fisica, la cui visione del mondo è talmente profonda da confinarlo in uno stato di misantropia e da spingerlo al suicidio per ben due volte – entrambe, ironicamente, senza successo. Cinico assoluto, esasperato, Boris è però anche uno spassosissimo interprete del disagio Alleniano di fronte alla ricerca del senso della vita, al ruolo del caso e del caos nell’ordine delle cose ed ai fragili equilibri su cui a volte l’uomo può solo osservare l’incedere della propria vita, con buona pace del proprio desiderio di averne il controllo. Il film si chiude, dopo una serie di eventi rocamboleschi, con un monologo in cui Boris sentenzia:

“Whatever love you can get, and give; whatever happiness you can filch or provide; every temporary measure of grace, whatever works.”

“Qualsiasi affetto che possiate dare o ricevere, qualunque briciola di gioia che riusciate a rubare o regalare, qualunque temporaneo sprazzo di grazia o bellezza. Basta che funzioni.”

Credo che il Dalai Lama approverebbe lo spirito di questa osservazione, avendo avuto modo di assistere a continue espressioni della sua ilare personalità durante l’incontro pubblico di oggi organizzato dal sindaco di Messina Renato Accorinti. Tra una digressione sulle cosiddette nobili verità della dottrina buddista ed una critica dei massimi sistemi degna di una lectio magistralis di un sociologo neomarxista, scherza con l’arcivescovo di Messina, a cui stringe a più riprese la mano, e fa il solletico al suo traduttore: “Quando le persone sono troppo serie faccio così“. C’è da domandarsi perché, dunque, così tanti messinesi abbiano manifestato fastidio o addirittura ira nei confronti dell’amministrazione comunale per avere organizzato questo evento. Soldi spesi inutilmente, risorse sprecate di fronte alla deriva generale di una città sporca, disorganizzata ed economicamente paralizzata: questi i commenti di moltissimi cittadini.

Eppure, anche a detta del Dalai Lama, non siamo poi un popolo così compunto: conosciamo il valore della socievolezza e dell’ilarità. Perché allora riusciamo a godere delle gioie di – per fare un esempio, una mangiata con gli amici, ma non della visita di un premio Nobel per la Pace, riconosciuto come un leader spirituale ed intellettuale dall’umanità intera? Mi rendo conto che non tutti possono essere interessati ad un confronto sui massimi sistemi con un santone calvo e ridacchiante. Tuttavia l’indignazione generale per il terribile presunto spreco legato all’attenzione dedicata dall’amministrazione comunale alla visita del Dalai Lama mi fa tornare in mente le parole di chi, durante il nostro Viaggio in Sicilia, ha definito Messina una città ‘incattivita‘ dai suoi problemi e dai suoi limiti.

L’ingresso del Dalai Lama sul palco del teatro Vittorio Emanuele

Il messaggio del Dalai Lama è, filosoficamente, un messaggio d’incomparabile rilevanza. È un messaggio che ha dentro di sé la grande ambizione del riscatto dell’essere umano, della sua capacità, attraverso la ricerca interiore, di generare una coscienza che gli permetta di vivere una vita felice e di procedere ad un’organizzazione della società che trasformi questa felicità da conquista individuale ad impresa collettiva. È un messaggio che parla di illuminismo e spiritualità, parla di utopia e di futuro, parla di umanità consapevole e coscienziosa. È un messaggio che risponde alle necessità umane più profonde: quelle che, disattese, possono generare terreno fertile per l’emergere di barriere, fazioni e violenza, sovvertendo le conquiste morali di un’umanità in balia del mito di un progresso tecnico che si esaurisce nella crescita economica. In un mondo secolare, ‘disincantato‘, come direbbe Max Weber, l’elaborazione di un’etica laica condivisa non è impresa facile, considerato il tramonto del modello politico socialista ed il risorgere di estremismi ideologici e religiosi. Davvero ‘non vi è alternativa‘, per citare Margaret Thatcher? No. Io credo che il messaggio del Dalai Lama sia innanzitutto un messaggio di speranza: non in una vita ultraterrena, ma nella possibilità di dare gli strumenti alle generazioni future per vivere dignitosamente, armoniosamente, felicemente la loro esistenza su questo pianeta. Questa, secondo il saggio tibetano, è un’aspirazione comune a tutta l’umanità, senza eccezioni.

L’argomentazione delle critiche mosse all’organizzazione dell’incontro di oggi, nonché gli insulti rivolti al sindaco Renato Accorinti, con riferimento ai problemi che affliggono la città, ammontano, a mio avviso, ad una totale mancanza di prospettiva. La stessa linea di ragionamento porterebbe a giustificare l’idea che, dopo una calamità naturale o uno sbarco di migranti, sia sufficiente soddisfare i bisogni materiali degli uomini, donne e bambini coinvolti. Come se queste persone non avessero bisogno di vicinanza umana, di un sorriso, o come se i bambini non avessero bisogno di giocare ed essere bambini. Forse che, anche di fronte alle circostanze più crude ed atroci, non abbiamo diritto a coltivare la felicità e le risorse spirituali della compassione e dell’amore cui il Dalai Lama ha costantemente fatto riferimento? A tal proposito, vorrei ricordare una delle testimonianze a mio avviso più salienti dell’esperienza umana in circostanze tragiche: quella dello psicoterapeuta austriaco Victor Frankl durante il suo internamento nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. In particolare, nel libro di memorie dal titolo ‘Alla ricerca di un significato della vita‘, Frankl argomenta come proprio in circostanze di inaudita sofferenza, la sopravvivenza stessa dei prigionieri fosse legata alla possibilità di fare leva sulle proprie risorse spirituali: “noi che abbiamo vissuto l’orrore possiamo ricordare gli uomini che andavano in giro per i dormitori a confortare gli altri, sacrificando il proprio ultimo (e a volte unico) pezzo di pane. È questa libertà spirituale [quella di scegliere il proprio atteggiamento indipendentemente dalle circostanze] che conferisce senso e pienezza alla vita umana“.

Coloro che hanno soltanto saputo criticare l’organizzazione dell’incontro di oggi hanno, a mio avviso, perso un’occasione di ascoltare in una città, ma soprattuto in un mondo, in cui mi sembra che si tenda sempre più a parlarsi addosso e credere che la propria voce debba essere ascoltata a tutti i costi. Così come è mia opinione che la moderna ricerca della felicità a tutti i costi si esaurisca nei surrogati proposti dal mercato delle apparenze e dell’intrattenimento. La felicità, quella vera, è un effetto collaterale della pratica dell’amore, della compassione e della giovialità al centro della spiritualità proposta dal Dalai Lama. Mi auguro che chi ha passato il tempo a dar voce alle proprie critiche trovi un giorno il tempo, piuttosto, di coltivare questa felicità.

Contemplando Auschwitz (Photo by Marco Crupi)

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