Sulla Scala dei Sogni a Cannistrà

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GIORNO 2 – 05/06/2017

Al risveglio facciamo una colazione di quelle che mi piacciono e che faremo altre volte durante questo viaggio. Carmelo ha in frigo il succo di alcuni frutti della passione coltivati nei pressi di Milazzo, che mi ricorda i mesi trascorsi in Brasile e la frutta tropicale di cui facevo giornalmente incetta. In più, ci mostra come spellare un fico d’india con una spina della pianta stessa, rimuovendo parte della buccia e facendo pressione sulla parte rimasta per fare uscire il cuore del frutto: il colore di questa varietà è un rosso che ricorda l’uva matura dei vigneti e la porpora dei Fenici, già coloni di Palermo, Mozia e Solunto.

Milazzo, dice la nostra guida datata 1928, è il centro vinicolo più importante della provincia di Messina. Qui mio nonno produceva, e suo nonno prima di lui, un “vino da taglio ricco di colore, a schiuma rossa, del quale si esportano 30 000 hl. l’anno”. Mio nonno non era affatto entusiasta che il suo mosto venisse esportato in Francia per tagliare vini di grande pregio e valore commerciale. Per fortuna anche la cantina adesso gestita da mio zio ha fatto parte della primavera dei vini siciliani, che oggi hanno un pregio ed un valore commerciale all’altezza dei vini francesi.

È il momento di salutare Carmelo, il quale ci fa un regalo graditissimo: il suo libro ‘Guida alla natura di Capo Milazzo’.

Il sole è già forte quando cominciamo a pedalare. Ricevo una telefonata che attendevo e che mi conferma la possibilità di fare una deviazione importante: all’altezza di Barcellona Pozzo di Gotto saliamo al borgo di Cannistrà. È un piccolo borgo agricolo dove è noto che si intrecciavano i canestri e dove pare che i pittori espressionisti Giuseppe Migneco e Renato Guttuso venissero in visita, ospiti del maestro Nino Leotti. Qui l’Associazione Culturale Cannistrà, dal 2011, lotta per la rinascita umana del borgo. Lotta contro il degrado e l’abbandono e per la consapevolezza che si può ancora fare comunità, che si può e si deve parlare ancora di bellezza, futuro, tutela, socializzazione, lavoro, riscatto.

Ne parlo con Tonino Privitera, che nella sua vita ordinaria insegna educazione fisica. Mi parla di quello che è stato fatto fino ad oggi mentre camminiamo sul viale principale, tra pali decorati da artisti venuti da ogni dove e decorazioni floreali. Lo intervisto in un posto speciale: la scala dei sogni. Questa piccola scala colorata è il simbolo dello spirito dell’Associazione. È il posto più opportuno per parlare dei sogni che Tonino ed il borgo di Cannistrà coltivano per il proprio futuro: concorsi di pittura, poesia, proiezioni di film, infiorate, installazioni di arte contemporanea. L’energia e la determinazione di Tonino sono contagiose e sembrano infondere speranza tra le mura spoglie e l’abbandono che altrimenti vivrebbe questo borgo, come tanti altri luoghi della Sicilia.

Dopo aver pranzato con tutta la famiglia Privitera, lasciamo Cannistrà ancora più determinati a portare avanti il nostro viaggio facendo fronte a tutte le difficoltà che comporta, perché nulla può ledere la nostra convinzione che tutti abbiamo bisogno di sognare, di progettare, di credere, di lottare, di vivere per qualcosa. Se l’informazione crea dibattito, il dibattito crea cultura e la cultura civiltà. Anche laddove sembra impossibile, non fosse per le persone che, come Tonino, riescono a vedere un pò più lontano, che hanno a cuore il bene comune e che si sono profuse e si profondono nell’impegno civile.

Da Cannistrà riscendiamo sulla statale 113, in direzione Palermo, fino Terme Vigliatore. Ci attende il bivio per la SP 185, una strada che ho spesso percorso in moto, come tanti motociclisti della Sicilia Orientale. Da qui è tutta una scalata fino a Novara di Sicilia. Si passa per Mazzarà di S. Andrea, in una valle scavata da un torrente, probabilmente l’antico Helicon. Confermiamo quanto dice la nostra guida: “quattro km dopo Mazzarà (verso la pietra km 30) la salita si fa più aspra, la strada si attorciglia entro valloncelli, alzandosi assai sul piatto ghiaieto della fiumara”. La fatica è compensata dal magnifico panorama che abbraccia, a Nord, il tratto di mare tra Capo Milazzo e Capo Tindari con le isole Eolie, a Ovest, sul crinale opposto, il paese di Tripi che sorge “presso gli avanzi dell’antica Abacaenum”, a Sud, le sagome dei Monti Peloritani, su cui domina “la slanciata cresta della Rocca di Novara, metri 1340”. Tra i diportisti che navigano tra il porticciolo di Portorosa e le isole Eolie, questa Rocca è spesso il punto di riferimento visivo per la tratta di ritorno.

Arrivati a Novara, ho il piacere di rivedere Filippo Scuderi, i cui modi gentili accolgono centinaia di motociclisti, al suo Bar San Nicola, all’entrata del paese. Sua moglie gestisce la macelleria accanto ed entrambi ci aiutano ad identificare il terreno ideale dove trascorrere la notte in tenda. Dopo cena, saliamo col loro aiuto proprio sotto la Rocca. La nostra guida del Touring Club consigliava di andarci col mulo, “ore 2:30 c.”, ma dobbiamo accontentarci della macchina di Filippo, lasciando le biciclette in paese.

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