Reportage fotografico su Auschwitz

Quando Marco Crupi mi propose di andare a trovarlo nel 2012 in Polonia, dove aveva deciso di trascorrere alcuni mesi per fotografare, non ebbi esitazioni: gli diedi appuntamento a Cracovia. Faceva già molto freddo a Novembre e, pur con la gioia di ricongiungerci e riscaldarci davanti ad una zuppa di barbabietole, ci preparammo ad affrontare una delle esperienze più difficili per qualsiasi europeo pensante. Ci dirigemmo al campo di concentramento di Auschwitz Birkenau una mattina nel silenzio rotto solo dal rumore dei nostri passi e dal brusio sordo degli altri visitatori, le mani affondate nelle tasche e la testa nel bavero dei giubbotti.

Il male. La natura e la condizione umana. Il destino dell’umanità. La ragione ed il senso dello stare al mondo. Le dinamiche della storia e la possibilità di sviscerarle, studiarle, cambiarle. Nietzsche, Stirner, Kierkegaard, Dostoevskij: buona parte dei pensatori più profondi e geniali di tutta la tradizione culturale dell’occidente non avrebbero battuto ciglio di fronte agli orrori dell’olocausto – perlomeno da un punto di vista intellettuale. “Senza crudeltà non v’è festa: così insegna la più antica, la più lunga storia dell’uomo”. Eppure anche tra le oscure camere del blocco 11 trapela la luce. Così come anche tra l’orrore e la miseria l’essere umano non potrà mai essere privato della libertà di scegliere il proprio destino.

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Photo by Marco Crupi

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