Da Lipari a Salina in SUP

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26 Maggio 2017

Per l’orario in cui scatta la sveglia dello smartphone, il mio potrebbe essere il qualsiasi venerdì di un qualsiasi lavoratore. Ma solo per l’orario. Apro gli occhi e davanti a me c’è una muta, una maglietta con i loghi di alcune aziende, una borsa stagna ed una GoPro. In realtà sono già sveglio, chissà da quanto. Dalla finestra si intravede il cielo sereno, attraversato ogni tanto da qualche uccellino, ed assaporo senza fretta il tempo che scorre fino allo scattare della sveglia: d’altra parte, non c’è forse del romanticismo anche nell’ansia dell’attesa? Mi tiro su e in poco tempo sono scalzo, in costume, sotto un nespolo solitario, carico di frutti, che mi regala al contempo ombra ed una colazione squisita. Chiamo Marco. È già sulla nave e ci diamo appuntamento a Lingua, ad ora di pranzo.

Oggi è il giorno in cui ho deciso di raggiungere la piazza di Santa Marina di Salina da Lipari in SUP (Stand Up Paddle), nel momento di apertura della manifestazione ‘Salina Isola Slow’. Un gesto più che altro simbolico, il cui spirito non è diverso da quello che anima il nostro viaggio in bicicletta e che ho concepito con la speranza di parlare anche di mare. Quel mare a poca distanza dal quale sono nato, sul quale ho passato molti dei miei giorni e delle mie notti, e sul quale mi sono sentito spesso più a casa che sulla terraferma. Quel mare che abbiamo il dovere di difendere, perché sebbene la convenzione vuole che si chiami pianeta terra, è il mare a coprire tre quarti del globo.

Scendo per una trazzera fino a Rinella, dove salgo sull’aliscafo per Lipari. Ad attendermi al porto, Giuseppe Iacolino: uno sconosciuto fino a qualche giorno addietro, quando risponde ad un annuncio su Facebook in cui chiedevo assistenza per la traversata, offrendosi di prestarmi l’attrezzatura e di accompagnarmi. È previsto vento da Nord-Est e non vogliamo partire troppo tardi per evitare il rinforzare del vento per effetti termici e di ‘venturi’ nel canale. Raggiunte le tavole ad Acquacalda, giusto il tempo di assicurare il poco carico e stiamo già doppiando Punta Legno Nero. Ho deciso di osare ed ho scelto di portare una delle nostre borse BRN che avranno il compito di tenere l’elettronica all’asciutto anche in condizioni ben più estreme di quelle per cui sono state concepite.

Cercherò di utilizzare il faro di Lingua a Salina e lo Scoglio del Carabiniere a Lipari per valutare lo scarroccio. Proseguiamo per circa un miglio e mezzo con un’onda fastidiosa parallela al vento che comincia a rinforzare. A circa un miglio dall’arrivo il vento si è ormai alzato così come l’onda e tenere la prua tra Lingua e Santa Marina è sempre più difficile. Ormai scarrocciamo in maniera così evidente che comincio, in un primo momento, a pensare ad un atterraggio sotto Punta Grottazza e, in un secondo, a chiedermi se questa traversata non sia stata semplicemente una cattiva idea. Con oltre 15 nodi di vento in faccia, di fronte a stanchezza e frustrazione, e come spesso capita a mare, non mi rimane che armarmi di santa pacienza: evito di sforzarmi troppo sotto raffica, ogni tanto tiro qualche pagaiata con la forza sufficiente giusto perché non mi si giri la prua e procedo con lentezza avvilente verso il faro di Lingua. Appena arrivato mi giro con apprensione verso Giuseppe, qualche centinaio di metri più indietro, ma anche lui non tarda, con la stessa, inesorabile lentezza, a raggiungermi a riva.

Sorridiamo stanchi e ci precipitiamo (per quanto ci si possa precipitare con borse e tavole a mano) da Alfredo, dove festeggiamo con pane cunzato, birra e granite. Il piacere che provo mi ricorda quando a Wicklow, in Irlanda, reduce da quasi una settimana di regata intorno all’isola, mangiai il fish and chips più buono che ricordi. Nel frattempo, Marco mi informa per telefono che la nave sulla quale è arrivato a Salina non avrebbe fatto scalo a Santa Marina a causa del forte vento e, di conseguenza è dovuto scendere a Rinella. Lo aspetto e prepariamo il mio arrivo a Santa Marina alle 19:00. In piazza, o meglio, sul molo mi attende Saro Gugliotta, presidente di Slow Food Sicilia, verso il quale abbiamo un grosso debito: non soltanto ci ha conferito il patrocinio ufficiale dell’associazione, ma si è anche profuso per metterci in contatto diretto con tutta la rete di produttori e condotte Slow Food in Sicilia, molti tra i quali ci hanno a loro volta offerto aiuto ed ospitalità.

In piazza mi si riempie il cuore di gioia alla vista del maestro Salvo Paolo Mangiapane, conosciuto all’evento Slow Fish a Genova, e delle donne ‘Slow’ che hanno preparato il pane caliato e l’insalata eoliana. Sono stanco ma contento, orgoglioso di stare srotolando il roll-up del nostro Viaggio in Sicilia e di avere l’opportunità di presentare questa avventura in pubblico. Questo weekend è il nostro primo vero test prima della partenza. Ancora una settimana per lavorare all’itinerario, pubblicare del materiale inedito sulla nostra città, e saremo in viaggio.

Foto di Marco Crupi.

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