Da Capo a Capo

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GIORNO 1 – 04/06/2017

Lasciandoci dietro lo Stretto, ‘impetuosissimo e pericolosissimo molto’, percorriamo la statale che corre lungo la costa. Pare che in tempi antichi, per raggiungere Taormina da Tindari, si tagliasse attraverso i Monti Peloritani e pertanto questa strada sia soltanto di costruzione molto recente. La strada è tortuosa ma la giornata è limpida ed il mare invita a rimandare la nostra partenza. Non è curioso come, percorrendo strade come questa, la vista si orienti naturalmente verso il mare e quasi mai verso monte? La Guida d’Italia del Touring Club Italiano (ed. 1928), che abbiamo scelto come compagna di viaggio, intima laconicamente a chi prende il treno da Messina per Palermo di ‘sedere a destra’.

Sulla destra dunque, dopo una curva, si può godere della vista della costa tirrenica da Capo Peloro a Capo Rasocolmo, vicino al quale vi è casa mia. Si è all’altezza del piccolo villaggio Acqualadrone. Vengo spesso a nuotare qui: c’è infatti una secca di profondità non superiore ai 4-5 metri, dal fondale sabbioso, la vista del quale rilassa e rappacifica tra una bracciata e l’altra. Qui è stato rinvenuto il rostro di una trireme romana, uno dei sette esistenti al mondo, esposto al museo regionale di Messina e datato tra il I ed il III secolo avanti Cristo. Chissà che non risalga alla battaglia di Naulocos, combattuta non lontano da queste acque nel 36 a.C. tra Agrippa, vincitore e la flotta di Sesto Pompeo.

Passato Capo Rasocolmo si scende costeggiando il villaggio di S. Saba, dal quale si vede già Capo Milazzo e le isole Eolie a Nordovest. Si passano Villafranca, Saponara Marittima, Rometta, Venetico. La pedalata è agevole ma dalla statale non si vede più il mare ed il traffico dei paesini è poco gradito. Arrivando a Milazzo il complesso della raffineria è ancor meno gradito all’occhio, e mi viene da ridere (o piangere) pensando a chi dice che sono le turbine eoliche a deturpare il paesaggio.

A Milazzo ci dirigiamo a Vaccarella, appena alla base della strada che conduce alla vecchia Mylae, fondata dai greci 800 anni prima di Cristo. Il geografo arabo al-Idrisi, autore del libro di Ruggero, scrive nel XII secolo: “è paese grasso e forte rócca: paese de’più belli, de’ più eleganti, de’ più nobili, de’ più eletti e di que’ che più somigliano alle maggiori metropoli per colture, industrie e mercati e pei diletti e i comodi [della vita]. Giace in riva al mare, il quale lo bagna d’ogni lato fuorché da tramontana onde vi si entra. Viaggiatori vi accorrono per terra e per mare. da Milazzo si esporta molto lino d’ ottima qualità. Inoltre ha buoni campi da seminare; copiose acque perenni e parecchie pescherie del tonno grande”.

Ci guida una persona di nome Salmeri, antico cognome di pescatori (come Paesano o Cambria). A Vaccarella c’è una flotta di non più di una ventina di barche che praticano la pesca costiera, dentro le tre miglia. Non resta quasi più nulla delle tonnare che furono il cuore pulsante della vita milazzese a cavallo tra ottocento e novecento. Ve n’erano ben quattro, tra le più importanti della costa tirrenica. I tonni venivano in banchi da Palermo, seguendo la costa, e finivano attraverso un sistema di reti nella cosiddetta ‘camera della morte’, dalla quale venivano pescati ancora vivi. Ce lo racconta don Stefano, che di mattanze ne avrà fatte più di una dozzina.

Lasciando sulla sinistra il castello, pedaliamo sul promontorio di Milazzo, esempio di isola ‘rinsaldata alla terra’. Scrive la guida del Touring Club che “l’istmo fu lentamente creato dalle onde che vi accumularono i detriti delle fiumare sfocianti ad Ovest di Milazzo, […] [formando] una spiaggia contro la parte meridionale dell’antica isola, già erosa in ripe scoscese”. Siamo su quella che la guida definisce “la strada carrozzabile che percorre l’istmo, in mezzo ad uliveti ed all’altezza di circa 80-90 metri con scarse ma suggestive viste sul mare attraverso gli ulivi”. Prediligiamo il versante di Ponente, lasciando le bici e cercando tutte le ‘suggestive viste’ tra gli ulivi, seguendo il sole che tramonta.

Dal Faro si scende per una stradina fino alla Punta Messinese, dove si trova il laghetto adesso conosciuto come ‘piscina di Venere’. Faccio appena in tempo ad entrare in acqua che il sole lambisce già l’orizzonte.

La sera siamo ospiti di Carmelo Isgrò, biologo, fotografo, vicecampione italiano di fotografia subacquea. Partecipiamo alla premiazione della Dugong Photo Cup, una gara di fotografia subacquea alla terza edizione, da lui stesso organizzata e che si conclude proprio il giorno del nostro arrivo. Nutriamo la massima ammirazione per la passione e l’impegno con i quali Carmelo trasmette la sua conoscenza della natura di questo posto, che hanno assai arricchito la nostra promenade serale al Capo di Milazzo. Anche se ci siamo conosciuti da pochissimo, passiamo con lui una serata da amici di vecchia data.

Foto di Marco Crupi

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