Alla Cala di Pollara dal mare e dall’alto, in bici ed in SUP

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27 Maggio 2017

Mi ha spesso colpito come si finisca col riconoscere che non si può mai dire di aver visto tutto di un posto, anche visitandolo più e più volte. Non soltanto per i cambiamenti connaturati nel flusso temporale di tutte le cose, noi stessi inclusi, ma anche, se si fa attenzione, per le diverse prospettive che si possono assumere viaggiando. Pur essendo stato più volte sull’isola di Salina, il comune di Leni, così come le sue frazioni di Valdichiesa e Rinella erano rimaste fuori dall’asse Lingua-Santa Marina-Malfa-Pollara intorno al quale solevo gravitare. Questa volta invece, Marco ed io siamo approdati al porticciolo di Rinella, abbiamo pernottato a Leni e siamo rimasti colpiti dal clima, dalla vegetazione e dalla posizione di Valdichiesa.

Al risveglio, copriamo lentamente i pochi metri che ci separano dal bar Chiofalo. Nonostante il clima ormai estivo, almeno qui, di turisti nemmeno l’ombra. Solo pochi anziani che troveremo immancabilmente ogni mattina intenti a sfidarsi alle carte. Il più intraprendente arriva a passo ben più svelto del nostro: sul cappello sportivo la bandiera dell’Australia, anche detta l’ottava isola delle Eolie per l’emigrazione massiccia avvenuta soprattutto dalla seconda metà dell’Ottocento al secondo dopoguerra. Dalla voce squillante e dal fare ben più disinvolto di quanto ci si può aspettare viste le primavere che dimostra, conza la tavola con tovaglia e carte anche prima di trovare un avversario. Sulle sopracciglia le tracce di una certa diffidenza isolana, ma anche della curiosità di chi non ha visto molte facce nuove in giro ultimamente.

Un paio di granite e parecchie sciacquariate di faccia dopo siamo in cammino diretti a Rinella, dove ci imbarchiamo insieme ai partecipanti del laboratorio del gusto organizzato da Slow Food. Doppiata Punta Valle la Spina, si profila l’arco di Punta Perciato. Entrando nella cala di Pollara ed osservandone le pareti a strapiombo sul mare si può congetturare la natura vulcanica di questa baia: metà del cratere è infatti sprofondato lasciando affiorare solo la spina vulcanica, ovvero scoglio al centro della baia.

L’ancora è gettata ed i partecipanti al laboratorio prendono posto sotto coperta. Accanto, su un’altra imbarcazione, le donne slow cominciano a comporre le scodelle biodegradabili per il laboratorio sotto la supervisione del maestro Salvo Paolo Mangiapane: una provola ed una ricotta con due diversi tipi di miele, uno dei quali prodotto proprio sull’Isola di Salina. Traduco estemporaneamente quanto viene detto sui formaggi e sul miele a beneficio di due turisti canadesi, visibilmente contenti di stare partecipando.

Salgo sul ponte e getto il SUP in acqua. Ho una faccenda da sbrigare, mentre sulla barca arriva anche la pasta ‘eoliana’. Mi avvicino ai vecchi ricoveri dei pescatori incastonati nella roccia e per un momento mi ricorda una cala nascosta sull’isola di Formentera dove mi avventurai una sera in esplorazione.

Il ricordo più vivido rimane però una gita con i miei genitori durante la quale perlustrai meticolosamente tutto il fondale antistante i ricoveri: non ricordo di avere mai più visto tante stelle marine in una sola immersione. Adesso, almeno una ventina di anni più tardi, mentre circumnavigo la cala di Pollara in SUP, raccolgo la plastica che incontro nel tragitto e la riporto a bordo della barca dove circolano ormai solo malvasia e sesamini.

Chiedo il microfono. Mi sembra doveroso spiegare che la traversata di ieri è stata un modo simbolico di ‘venire dal mare’, con le proprie forze, affrontando gli elementi, come facevano gli abitanti delle isole del sud pacifico. Non ho mai dimenticato le parole con le quali Maria Costa, poetessa dialettale del borgo di pescatori presso il quale sono nato a Messina, mi apostrofava ogniqualvolta la incrociavo: ‘Figlio, ricordati: la civiltà viene dal mare’. Mostro la plastica che ho raccolto in acqua. Spiego come sia responsabile di danni inquantificabili ad ecosistemi dai quali dipende il sostentamento di noi esseri terrestri.

Cerco di spiegare come sia necessario comprendere le nostre responsabilità in quanto consumatori, e come sia necessario affrontare certi problemi alla radice; perché è semplicemente insostenibile continuare a riversare milioni di tonnellate metriche di plastica in mare, sfruttando al contempo mari e suoli al punto di deprivarli della biodiversità e di equilibri che ne assicurano la resilienza. Non comprendere tutto ciò equivale a perdere clamorosamente un’opportunità storica di cambiamento, come forse successe già decenni addietro quando sembrò, per dirla alla Tatcher, non esserci alternativa al modello neo-liberale della crescita a tutti i costi. Chissà se riusciremo a seminare qualche briciola di senso d’urgenza e speranza di cambiamento con le nostre biciclette in giro per la Sicilia…

La barca rientra lentamente a Rinella, dove scendo, mentre Marco prosegue fino a Santa Marina; lo raggiungo dopo aver recuperato la bicicletta a Leni. Facciamo una breve sosta a Lingua, in cantina da Carlo Hauner: sta per cominciare una degustazione di Malvasia.

Guardo il vino con una gran voglia di averlo come compagno per tutta la serata. Abbiamo già stabilito però con Marco di fotografare il tramonto da poco più su rispetto a dove ci trovavamo con la barca nel pomeriggio, ossia dal belvedere di Pollara.

C’è un po’ di strada e la stanchezza si sente; ma man mano che il giorno finisce la luce infonde tutto di un’aura irresistibile e veniamo infine premiati da un memorabile tramonto su Filicudi ed Alicudi.

Foto di Marco Crupi.

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